Chissà quante volte ho confuso Shopify con Shopline mentre seguivo la recente disputa tra i due operatori dell’e-commerce, il primo con sede in Canada, il secondo a Singapore.
Scegliere un nome descrittivo è certamente comodo, ma non garantisce diritti di esclusiva in relazione agli elementi descrittivi che compongono il nome. Del resto, i nomi generici non possono essere registrati, i nomi troppo descrittivi ricevono una debole tutela legale, e anche piccole variazioni nel marchio possono spesso bastare a evitare il rischio di confusione o di associazione per il consumatore.
Oggi però non ci occupiamo di marchi, bensì di copyright. Il diritto d’autore sul codice, anche quando quest’ultimo è distribuito con licenze open source.
Secondo quanto riportato dalla stampa, Shopify ha chiuso un’azione legale promossa contro Shopline un paio di anni fa con un accordo che obbliga il concorrente a risarcire i danni derivanti da illecito sfruttamento dei diritti d’autore di Shopify.
In particolare, Shopify sostiene che Shopline avrebbe creato e distribuito una copia quasi integrale del template “Dawn”, usato per creare negozi online sulla piattaforma Shopify, rinominandolo “Seed” e apportando modifiche limitate, conservando copie di file, nomi, funzioni e parti di codice. Più che una semplice ispirazione, si tratterebbe di una replica sostanziale.
Shopline, come riferito da Reuters, ha sostenuto di aver utilizzato codice realizzato con tecnologie di pubblico dominio, ampiamente conosciute e impiegate di routine sul web, quindi non soggette a tutela d’autore.
Anche quando un’opera è sviluppata impiegando tecnologie di pubblico dominio, l’opera risultante potrebbe comunque godere di una tutela autorale se presenta elementi originali sufficienti a caratterizzarla.
L’accordo, con il quale è stata conclusa la controversia, prevede il pagamento da parte di Shopline di una somma non divulgata, con una possibile inibitoria della futura distribuzione del template Seed.
Ispirarsi a un’opera altrui potrebbe essere lecito. Utilizzare il software o il codice coperti da copyright, anche se distribuiti con licenze open source, per sviluppare prodotti propri a scopo commerciale o non, potrebbe non essere consentito, qualora tali attività non siano contemplate dalla licenza open source.
Open source significa che il codice sia libero dai diritti d’autore?
No. I diritti d’autore, morali o patrimoniali, sussistono dal momento della creazione dell’opera e permangono per tutta la durata prevista dalla legge. “Open source” indica una tipologia di licenza, un permesso che l’autore concede all’utente, fornendogli la possibilità di utilizzare, studiare, modificare, diffondere ecc l’opera a determinate condizioni. Di conseguenza, le opere derivate da software open source sono generalmente soggette agli stessi vincoli della licenza dell’opera originaria. Il software di pubblico dominio (public domain) invece è libero da diritti d’autore e può essere utilizzato, modificato e redistribuito liberamente.
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